Champions League Europa League

«La Champions League è per il personale sanitario, l’Europa League per il CdS, che ha sfidato Berna»

Arno Rossini ha duramente criticato l’attendismo dei dirigenti di Nyon, che ancora non hanno cancellato le coppe.

«Situazione incredibile, davvero non capisco il comportamento dei dirigenti del pallone europeo».

NYON – Alla fine anche il CIO è stato costretto ad arrendersi. Stretto tra le pressioni dei Comitati olimpici nazionali e la poco flessibile politica giapponese, ha deciso di ammainare la bandiera a cinque cerchi per alzare quella bianca: le Olimpiadi sono state spostate al 2021. La decisione presa da Thomas Bach e soci era inevitabile e ha seguito, in ordine di tempo, quelle già firmate dalla IIHF, che ha cancellato i Mondiali di hockey, e dalla UEFA, che ha accettato di posticipare di dodici mesi gli Europei di calcio.

Proprio la Federazione pallonara ha però stupito tutti non prendendo decisioni definitive in merito alle competizioni europee per club. “Le finali di Champions League (maschile e femminile) ed Europa League sono state rinviate a data da destinarsi”, hanno comunicato. Non annullate o azzerate, solo spostate, nell’attesa che la situazione migliori.

Tale scelta è quantomeno discutibile, visto che il contagio da coronavirus non si è ancora allargato a tutto il Vecchio Continente e, comunque, che il problema sanitario sembra lontanissimo dall’essere risolto.

«Riprendere con il calcio e portare a compimento la stagione di coppe? Impossibile – ha sentenziato Arno Rossini – davvero non capisco il comportamento fin qui tenuto negli uffici di Nyon. I dirigenti del calcio europeo stanno deludendo, si stanno dimostrando incapaci di decidere. O superficiali».

Forse sperano ancora che l’emergenza passi in tempi brevi.
«Eppure sembra invece che tutto sia abbastanza chiaro: è finita. Basta. Stop. Perché andare avanti? Stiamo attraversando una situazione incredibile e che non era possibile programmare, qualcosa di mai verificatosi prima. Tutto è fermo, le persone sono chiuse in casa, gli Stati hanno blindato i confini, i giocatori si stanno riducendo gli stipendi… questi signori dove vivono? A cosa pensano? Certi comportamenti… verrebbe da prenderli a sberle: stanno dimostrando poco rispetto per quanto accade, per chi soffre e per chi si batte in ambito sanitario».

Cerchiamo di imbastire una linea difensiva: forse attendono un’imposizione a livello governativo. 
«In questo caso non servono input dall’alto. Servono la lucidità per capire il mondo e il coraggio per prendere decisioni scomode e sicuramente difficili. Probabilmente a chi comanda mancano entrambi».

A chi comanda a Nyon manca probabilmente pure un po’ di senso pratico. Anche se la situazione si risolvesse in tempi brevi, il giocattolo calcio non potrebbe comunque essere riacceso da un giorno all’altro.
«Certo, per forza. Alcuni calciatori hanno lasciato le loro squadre. La forma fisica di tutti? Scadente. Per tornare a giocare a un livello decente servirebbe tempo. Settimane. E queste, anche se tutto si sistemasse in fretta, non ci sono».

Per accorciare i tempi, la UEFA sta pensando a finali alternativi delle coppe. Final four o altro…
«Soluzione sensata, da prendere in extremis, se fosse mancata solo una manciata di partite. Non è però questo il caso. In Europa si stavano disputando gli ottavi di finale, di match da disputare ce ne sono ancora tantissimi. No, io non vedo soluzioni. E ritengo insopportabile la supponenza dimostrata da chi decide. Piuttosto che prendere tempo, Ceferin e soci avrebbero potuto presentare un piano alternativo, che prevedeva la chiusura totale per quest’anno e qualche sorta di bonus per chi, in coppa, ancora stava correndo…».

L’Atalanta di turno?
«Esatto. Il discorso avrebbe potuto essere: “Per cause di forza maggiore la stagione 2019/20 non si è potuta chiudere. Non sarà molto ma, come premio, nel trofeo 2020/21 il vostro club…”. In questo caso le squadre come, appunto, l’Atalanta, avrebbero visto riconosciuti almeno in parte i loro meriti».

Bene, ma così nell’albo d’oro dei vari tornei rimarrebbe un buco. Le coppe non si assegnano?
«Vogliamo assegnarle? Bene. Allora diamo la Champions League al personale sanitario che sta impegnandosi in una situazione di grande emergenza e l’Europa League al Consiglio di Stato ticinese».

Per lo “scontro” con la Confederazione?
«Sì. I nostri politici hanno dimostrato di avere il carattere necessario per prendere delle decisioni scomode. “Sfidare” Berna, rifiutando di considerare l’economia una priorità, non è di sicuro stato semplice».

Quindi Berna e UEFA insieme tra i cattivi?
«Da cartellino rosso».

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